Amastuola, un vigneto d’autore
di Claudia Mezzapesa*
La strada provinciale 42 collega Crispiano con Massafra e taglia una ricca campagna pugliese dove un’impenetrabile macchia mediterranea convive con spazi lavorati dall’uomo che si mostrano con la saggezza di antichi ulivi e la geometria di importanti vigneti. A sud, il nitido disegno dell’arco del golfo di Taranto segna il confine tra terra e mare. Più a nord, i primi trulli preannunciano gli insediamenti della Valle d’Itria. Tutt’intorno spiccano come macchie bianche le numerose masserie in un fitto intreccio di muretti a secco e tratturi.
L’occhio facilmente si abitua a questa composizione alternata di pezzi di paesaggio.
All’improvviso qualcosa di singolare distoglie lo sguardo e desta curiosità. Sembra quasi che un pittore abbia disegnato sulla terra viva una vigna originale e quasi inaspettata.
Come onde in movimento i filari di vite si infrangono ai piedi della masseria fortificata ed isole argentate di ulivi intercettano il calmo ondeggiare di questo mare verde.
Si tratta del vigneto Amastuola: un’ immagine icona del binomio terra-mare che riassume l’estrema ricchezza di questa parte di Puglia.
La Masseria L’Amastuola è posta su un pianoro a 220 mt s.l.m. nel territorio di Crispiano ed è un osservatorio aperto a trecentosessanta gradi sul paesaggio.
La peculiarità strategica di questo luogo ha fatto sì che da oltre 3000 anni ogni popolazione che qui si è insediata lo abbia utilizzato per il controllo dell’area costiera del territorio tarantino. Numerose sono infatti le testimonianze di queste stratificazioni storiche.
L’area è infatti immersa in una rete diffusa di tesori archeologici ed ambientali: a nord vi sono i luoghi dove furono ritrovati gli “Ori di Taranto”, a sud la necropoli di Accetta ad est la gravina del Triglie. Il complesso della masseria dista pochi chilometri dai famosi dolmen di Accetta, fa parte del Parco regionale “Terra delle Gravine” e del territorio delle Cento Masserie nel Comune di Crispiano.
Nel 2003, il gruppo KIKAU, leader nella produzione di infissi, di proprietà della famiglia Montanaro, ha acquistato l’azienda agricola che si snoda intorno alla Masseria per una superficie di circa 170 ettari.
La trasformazione da area ormai abbandonata ad un ‘giardino’ vigneto è stato il motivo che ha spinto la proprietà a pensare ad un progetto per questo luogo.
La posta in gioco era però molto alta: se da un lato era necessario avere un suolo libero dove coltivare la vite, dall’altro la tutela dei numerosi alberi di ulivi secolari presenti imponeva stretti vincoli sulla gestione del terreno.
In prima battuta era necessario spostare gli ulivi, ma come?
L’estremo valore del luogo, il radicamento nella terra di Puglia, l’attaccamento alle origini, il legame con la storia, con il lavoro e con le tradizioni hanno inevitabilmente portato Giuseppe Montanaro, presidente del gruppo KIKAU, ad affidare ad un interprete esperto la lettura di questo brano di paesaggio.
Di qui l’idea di incaricare del progetto il noto paesaggista spagnolo Fernando Caruncho, o meglio un ‘filosofo e giardiniere’, così come lui ama essere definito.
La prima volta che Caruncho fu invitato a visitare l’area era inverno, dopo un’insolita nevicata. Un paesaggio singolare si sarà aperto alla sua vista; fu lì che il paesaggista spagnolo accettò il lavoro definendo ‘meraviglioso’ quello che aveva di fronte.
“Il momento più delicato e quindi il più decisivo – spiega Caruncho – sono quei primi istanti in cui il giardiniere visualizza nell’insieme del paesaggio la linea che lo connette ad esso, vale a dire la linea che unisce lo spirito del luogo con lo spirito del giardiniere.
Ma è certamente in questo primo tratto della linea quasi invisibile l’unico gesto di coraggio che facciamo e deciderà il destino del giardino“. Proprio seguendo le linee del paesaggio, e lasciandosi influenzare dal genius loci, Caruncho ha trasformato in giardino i campi coltivati.
I filari di vite seguono l’andamento di un’onda lunga 3 km coprendo un’area di 100 ettari di vigneto. I 1500 ulivi secolari spostati, sono stati in parte ripiantati lungo il viale d’ingresso e in parte raggruppati in 24 isole che spezzano l’armonico movimento dell’onda.
Il cuore del progetto si sposta così sulla valorizzazione del territorio agrario per proiettarlo verso uno sviluppo sostenibile che possa scongiurare il pericolo dell’abbandono che mina il futuro dei paesaggi agrari. Tra gli obiettivi dell’ intervento, quello di rendere il territorio nuovamente produttivo, valorizzando e proteggendo le testimonianze archeologiche, architettoniche e ambientali presenti. Allo stesso tempo si promuove un’agricoltura completamente biologica che tutela l’intero ecosistema agricolo sfruttandone la naturale fertilità del suolo ed incrementando la biodiversità dell’ambiente.
L’impianto del vigneto a spalliera è stato concepito per poter effettuare la maggior parte delle lavorazioni in modo meccanizzato e, in linea con la filosofia dell’agricoltura del futuro, tutte le produzioni sono certificate biologiche al 100%.
È in fase di progettazione una cantina ipogea che sarà realizzata contestualmente al recupero della Masseria. All’esterno è prevista l’apertura di un museo all’aperto dove sarà riprodotto il villaggio magno-greco rinvenuto in loco mentre all’interno vi sarà un museo di reperti facenti parte della collezione di proprietà della famiglia Montanaro e risalenti alla stessa epoca.
La valenza turistica che questo intervento riveste è notevole. La proprietà non ha cancelli ed è interamente visitabile. Si è liberi di muoversi e attraversare il vigneto seguendo i tracciati storici che portano fino alla masseria e, da qui, apprezzare il disegno della vigna. Esiste anche la proposta di far adottare gli alberi di ulivo a chi ha voglia di produrre il proprio olio e allo stesso tempo custodire una preziosa testimonianza vivente della storia.
Nel 2010 il progetto, candidato al Premio del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, è stato premiato dalla Regione Puglia come “Buona Pratica di Tutela e Valorizzazione del paesaggio agrario, anche ai fini turistici”.
Il vigneto è stato anche oggetto di studio e discussione presso importanti convegni internazionali. Nel mese di maggio 2007 in Giappone, a Tokyo, in un convegno dal titolo “Architettura e paesaggio, Italia/Giappone faccia a faccia”, il progetto della Masseria L’Amastuola è stato definito “come un modello da replicare altrove” perchè “apre nuove frontiere alla valorizzazione dei paesaggi doc dopo la fase delle ‘cantine d’autore’ “.
Il vigneto Amastuola costituisce un importante esempio e un potenziale volano di sviluppo per il territorio.
Pone inoltre i presupposti per pratiche agricole orientate alle coltivazioni biologiche e per i prossimi interventi volti a potenziare l’offerta turistico-rurale nella salvaguardia e valorizzazione del paesaggio; questa è un’ottica che risponde appieno alle nuove politiche agrarie comunitarie.
www.amastuola.it
*Claudia Mezzapesa
Architetto e allieva del Master in paesaggistica ”Pianificazione e Progettazione Paesaggistica” 2011, Università degli studi di Firenze.
foto di Claudia Mezzapesa






