ARCHITETTURA E PAESAGGIO INTERVISTA A FRANCO ZAGARI
INTERVISTA A FRANCO ZAGARI
di Enrico Falqui
QUESTO ARTICOLO E’ CONTENUTO NELL’ULTIMO NUMERO RIVISTA NETWORK IN PROGRESS
Franco Zagari, occupa un ruolo cardine nella cultura del progetto del paesaggio contemporaneo in Italia e all’estero, affianca l’attività progettuale alla didattica e alla ricerca teorica. “Architetto, paesaggista, vive e opera a Roma. E’ Professore ordinario di “Architettura del paesaggio” presso la Facoltà di Architettura dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, Direttore di OASI, Dipartimento di progetto per la città il paesaggio e il territorio, Coordinatore del Dottorato in “Architettura dei parchi e dei giardini e assetto del territorio” delle Università di Reggio Calabria e Napoli Federico II.”
In un tuo recente saggio affermi che “il Progetto è un sistema di linguaggio che si pone in luogo e interpreta significati eterogenei tra di loro”. Tuttavia, nel territorio frammentato della città diffusa e “éparpaillée” contemporanea, la babele dei linguaggi pone seri problemi di interpretazione per la capacità di sintesi del paesaggista che si propone di adottare una strategia di ricomposizione e rigenerazione della qualità dell’ambiente urbano. Alla luce di queste considerazioni, come vedi oggi il rapporto tra Architettura della città e progettazione paesaggistica?
E’ importante smontare il rapporto deduttivo dal piano al progetto. La sperimentazione progettuale deve porsi in continua interlocuzione con la pianificazione, non certamente come una fase applicativa a posteriori. Gli strumenti urbanistici di indirizzo e quelli attuativi continuano sia in fase diagnostica che interpretativa a proiettarsi sul territorio con un’attitudine molto astratta, che non può che portare a procedure normative e vincolistiche inefficaci se non dannose. Un paesaggio vivo progetta e riprogetta se stesso senza tregua. Sono molti i progetti che si occupano del paesaggio, fra questi molti sono creativi, con strumenti e metodi diversi. Il progetto di paesaggio è inter pares un processo creativo fra tanti, ma utile per una sua specificità e per essere per vocazione interdisciplinare, concertato e partecipativo. E’ una missione particolare, adatta alla fenomenologia sempre più cinetica del territorio negli ultimi anni, che opera per relazioni e sistemi e non per aree e oggetti. L’ibridazione fra paesaggio e architettura è uno dei banchi di prova di un modo nuovo di definire strumenti e metodi per una maggiore qualità dell’habitat.
Il sentimento che una comunità possiede dei propri paesaggi che caratterizzano il territorio dove essa vive e si sviluppa, è sospeso tra Storia e Mito, il primo rivolto al Passato, il secondo rivolto al Futuro. Ma, nella società contemporanea, tutti gli abitanti di una Comunità, anche la più separata e distante dalle culture metropolitane, vivono immersi in una ” società liquida” che favorisce la perdita di consapevolezza delle proprie radici ed identità locali. Se la qualità della percezione paesaggistica è strettamente dipendente dal patrimonio cognitivo che una Comunità possiede del proprio territorio e del proprio patrimonio culturale, come possiamo recuperare e riattivare questa Memoria oscurata o rimossa da parte delle popolazioni locali?
La consapevolezza del paesaggio, della sua storia come delle sue proiezioni di futuro, si verifica realmente in una comunità solo quando questa è effettivamente coinvolta nelle azioni di tutela, gestione e di valorizzazione. Nodo dirimente della maturità della democrazia di una comunità locale, il paesaggio in quanto summa di valori estetici, etici e di conoscenza è il quid in cui si fissa meglio la motivazione di appartenenza a un corpo sociale. La convenzione europea del paesaggio, che non dimentichiamolo nasce per iniziativa di comunità locali, ha avuto un ruolo fondamentale nel porre la comunità al centro della scena e nell’estendere a tutto il territorio lo statuto di paesaggio. La cultura del decentramento – mobilità individuale, residenza, telelavoro, informazione, consumo, energia – sembrerebbe esasperare tendenze individualiste della società che in parallelo è assediata da problemi di disoccupazione, impoverimento, difesa del welfare, sicurezza, integrazione di nuove etnie, così nelle politiche di piano la partecipazione è prevista, ma di solito condotta con modalità formali che non vanno oltre le canoniche osservazioni, interattività zero. Nei piani di coordinamento regionali e provinciali il quadro cognitivo comporta un enorme bagaglio analitico che non va oltre sondaggi di opinione, mentre sono istituiti osservatori, che attivano delle procedure interessanti ma per il momento episodiche. Dalla base vengono però segnali interessanti, iniziative che potrebbero costituire auspicabili positive novità.
Dopo l’approvazione della Nuova Convenzione Europea (2006), nei Paesi europei, gli itinerari culturali stanno acquisendo grande importanza per favorire la coesione sociale dei popoli e rafforzare il senso dell’identità europea, anche attraverso un processo di ri-familiarizzazione con i paesaggi che hanno strutturato sistemi territoriali ed insediativi nelle varie Regioni europee. Quale ruolo ritieni possa avere questo nuovo strumento di conoscenza, che utilizza l’antico concetto di viaggio” o ” peregrinatio” per sfuggire all’omologazione dei luoghi e dei saperi che caratterizza la società globalizzata contemporanea?
Sono convinto che i nuovi canoni della “città non città” contemporanea consistano in una dialettica fra flussi, attività e comportamenti in rete, interattivi e al tempo stesso conflittuali, e che qui si giochi la partita fra locale e globale, e si sperimentino le nuove dinamiche di inurbamento, fra le quali pulsano quelle delle comunità multietniche (Castells). I percorsi in un territorio, grandi infrastrutture come mobilità dolce, dovrebbero sempre essere vissuti anche, soprattutto, come “itinerari di visita”, una rete vitale per fruire e riscoprire la città, una “porta intelligente” di accesso ai luoghi che attraversano utenti con molti stato d’animo possibili, di semplice trasferimento o di curiosità di conoscere il luogo. Ecco un miracolo, il nastro di asfalto diventa come l’ala di un museo, un percorso – Louvre. Potremo percorrerla assorti nei nostri pensieri o aprirci a un incontro, sentire il bisogno di informarci, ed ecco subito disponibili mille informazioni di una enciclopedia aperta di quel luogo, aperta anche a un nostro contributo … E’ da qui che dobbiamo partire, ritrovare le ragioni di caravanserragli e itinerari di visita …