Conclusione del Corso di Formazione con mostra itinerante delle ricerche e delle proposte
Si è concluso sabato 9 ottobre 2010 presso l’Ex Convento degli Agostiniani a Fivizzano, con l’inaugurazione della mostra itinerante dei progetti proposti dagli allievi e la consegna degli attestati di partecipazione, il Corso di Formazione e Aggiornamento professionale “Parchi naturali, aree protette e reti ecologiche per lo sviluppo del territorio” organizzato dall’Associazione Verdiana Network e dal Comune di Fivizzano, in collaborazione con i Comuni di Aulla, Bagnone, Fosdinovo, Licciana Nardi e Villafranca in Lunigiana, con il contributo e patrocinio della Regione Toscana.
Il Corso, il cui Coordinatore scientifico è il prof. Enrico Falqui, dell’Università degli Studi di Firenze, si è tenuto a Fivizzano tra dicembre 2009 e settembre 2010 e ha visto succedersi docenti di fama nazionale ed internazionale, delle cui lezioni abbiamo pubblicato settimanalmente sul nostro sito i resoconti, terminando poi con un laboratorio di progettazione che ha portato alla stesura di 4 progetti sul territorio lunigianese.
Nella giornata del 27 settembre i vari gruppi hanno esposto i loro lavori ai docenti, ai tutors e agli amministratori presenti, con l’ausilio di una presentazione in power point che ha permesso di illustrare il percorso di ricerca affrontato attraverso le analisi territoriali, i sopralluoghi, le valutazioni di criticità e potenzialità che hanno condotto ad una sintesi diagnostica fondamentale per definire gli obiettivi ed individuare le azioni progettuali. Dopo una prima attenta valutazione del prof. Falqui, fatta di apprezzamenti, suggerimenti e critiche costruttive, gli elaborati e le relative relazioni descrittive sono stati inviati ai membri della commissione di valutazione (il Prof. Roberto Gambino del Politecnico di Torino, la Prof.ssa Annalisa Maniglio Calcagno dell’Università di Genova e il prof. Guido Ferrara dell’Università di Firenze) affinché potessero esprimere un giudizio complessivo sul lavoro svolto e sulle proposte presentate.
La mattina di sabato scorso, dedicata all’esposizione dei pannelli illustrativi di questi lavori, alla lettura delle valutazioni della commissione e alla consegna degli attestati di frequenza, ha offerto l’occasione di aprire un dibattito con le Amministrazioni locali, grazie alla presenza dei Sindaci di alcuni Comuni della Lunigiana e del Presidente della Provincia di Massa-Carrara, Osvaldo Angeli, circa l’esigenza di proporre modelli alternativi di sviluppo sostenibile per un territorio ricco di risorse come quello lunigianese, che deve saper trasformare la criticità della sua marginalità in un’opportunità di rinascita culturale, economica e sociale attraverso strumenti innovativi come il Distretto culturale e l’Ecomuseo.
Non bisogna infatti dimenticare che la Lunigiana è caratterizzata da un ambito territoriale in cui è presente una grande quantità di patrimoni storici, paesaggistici ed ambientali, la cui particolarità e significatività sono implementate dalla presenza di una corona di Parchi naturali regionali e nazionali ed Aree protette che circondano questo ambito territoriale, facendola ricadere all’interno di un vero “parco globale”.
Questi, infatti, sono stati i temi intorno ai quali si è creato il percorso di ricerca del laboratorio finale del corso, che attraverso sopralluoghi, incontri e brainstorming ha permesso di condurre a progetti “maturi e ben presentati”, come sono stati definiti dalla commissione di valutazione, che resteranno in mostra nella Biblioteca Civica di Fivizzano per un mese e saranno poi itineranti nei diversi Comuni della Lunigiana, nei mesi successivi
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Proposte progettuali
Dopo i primi incontri di presentazione del laboratorio sperimentale di progettazione, di definizione degli obiettivi e delle metodologie di lavoro, di inquadramento delle aree, di analisi del territorio e di diagnosi sulle criticità e potenzialità individuate, i gruppi di lavoro hanno cominciato a formulare ipotesi di valorizzazione e riqualificazione del territorio lunigianese attraverso previsioni e proposte che non si limitano a risolvere problematiche locali, ma che, attraverso un necessario approccio sistemico, si configurano come una rete di interventi coordinati, capaci di trarre forza e struttura reciprocamente.
Per questo motivo alcuni gruppi hanno affrontato temi di scala più territoriale, cercando, attraverso una visione ampia delle problematiche e delle opportunità, di proporre ipotesi di sviluppo sostenibile che coinvolgessero ampie porzioni di territorio, avendo sempre cura di coordinare il proprio lavoro con quello degli altri gruppi, così come dovrebbe avvenire tra i vari enti preposti alla tutela e alla pianificazione a tutti i livelli. Altri gruppi invece hanno scelto di focalizzare la propria attenzione su emergenze particolari, andando quindi ad agire su ambiti più ristretti, mantenendo però la logica non solo della rete, ma anche della capacità irradiante che alcuni interventi possono avere, attraverso un processo che potremmo definire di agopuntura territoriale.
Di seguito vengono quindi riportati gli abstract delle relazioni delle diverse proposte progettuali maturate in una “officina culturale” che è stata in grado di far emergere le capacità, le competenze e la creatività di ognuno, fortemente stimolate dal percorso formativo attraverso le lezioni frontali e lo scambio reciproco.
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Per un Distretto Culturale della Lunigiana
progetto di: Agr. Stefano Menini, Arch. Paolo Pavoni, Arch. Giovanna Pezzoni
Partendo dalla consapevolezza, acquisita durante il periodo formativo, che il “Sistema territoriale della Lunigiana” si trova in una condizione di assoluta marginalità, accompagnata però dalla unicità, eccezionalità e significatività del paesaggio che la costituisce, si è deciso di trasformare tale criticità in una vera e propria potenzialità, attraverso l’individuazione e la messa a sistema delle risorse storico artistico culturali e naturali presenti sul territorio.
Ecco perché, messi di fronte alla scelta tra i due Macro-obiettivi del Laboratorio abbiamo deciso di seguire la strada del “Distretto Culturale della Lunigiana”, come possibile motore per l’innesco di un processo virtuoso di ottimizzazione dell’uso delle risorse locali, intendendo il Distretto Culturale nelle varie sfaccettature e diversità di definizione ed interpretazione che ad esso vengono riservate.
Punto di partenza per la verifica della possibilità di avviare un percorso di riconoscimento del Distretto doveva necessariamente essere un lavoro di individuazione e composizione dei vari sistemi di risorse caratterizzanti il territorio per capire e cogliere le potenzialità e le possibili relazioni tra ambiti apparentemente non correlati. A questo primo step di ricerca ha seguito un approfondimento sugli elementi di criticità che attualmente caratterizzano le risorse stesse. L’intento è stato quello di dare maggiore concretezza alla ricerca per elaborare azioni progettuali volte al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, tenendo sempre presente quanto insegna la Convenzione Europea sul Paesaggio che vede il paesaggio anche come risorsa favorevole alla attività economica sia in via diretta che indiretta.
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Il “Cammin Corto” in Val di Magra
Itinerari tra storia, natura e cultura: studio per un Ecomuseo possibile
progetto di: Agr. Gianluca Lucetti, Arch. Raphael Nanti, Arch. Francesco Pedrelli, Arch. Bruno Pucciarelli
All’interno di una visione comune che vede nel Distretto Culturale il volano per uno sviluppo sostenibile del territorio Lunigianese, il lavoro svolto da questo gruppo pone la sua attenzione sulla possibilità di dare vita e concretezza ad un altro sistema di relazioni territoriali e paesaggistiche, l’Ecomuseo. Partendo dall’analisi del territorio della Lunigiana, sono state evidenziati tre assi di sviluppo fondamentali: la via Francigena, la Ferrovia, il corso del Magra.
Questi rappresentano elementi di connessione e connettività tra le risorse presenti sul territorio, tra le aree protette, tra l’entroterra Lunigianese e l’area costiera. All’interno di una visione condivisa di obiettivi e criticità, individuati rispettivamente per i tre assi considerati, l’Ecomuseo del Fiume Magra si pone sia come elemento indipendente dal Distretto culturale che come elemento ad esso profondamente connesso, perseguendo il fine ultimo del superamento della marginalità del territorio della Lunigiana.
Il lavoro sul modello di Ecomuseo proposto è stato approfondito in due casi-studio, la sorgente del Fiume Magra e il fondovalle tra Aulla e Terrarossa, in cui si evidenzia come lo stesso modello possa funzionare in entrambi i casi, nonostante le particolarità e le diversità reciproche dei paesaggi considerati.
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Bagnone: dalla marginalità alla centralità del sistema territoriale
progetto di: Arch. Giuseppe Di Negro, Arch. Marco Leoncini
Il presente studio prende in esame l’area montana e pedemontana del bacino imbrifero del torrente Bagnone. In questo tratto l’Appennino tosco-emiliano si presenta come un fronte compatto e con un profilo altimetrico pressoché costante, con accentuate pendenze rispetto al versante emiliano e con propaggini perpendicolari al crinale alternate a corsi d’acqua a carattere torrentizio (struttura a pettine).
Scopo del progetto è fornire indicazioni di massima per la tutela delle peculiarità di questo territorio, studiarne, documentarne e valorizzarne le connotazioni ambientali e culturali identitarie: i biotipi, le emergenze naturalistiche, le sistemazioni del suolo, i manufatti e le opere dovute alla presenza dell’uomo nei vari periodi storici, anche in seguito al recente allargamento del Parco Nazionale dell’Appennino tosco emiliano.
La proposta di una serie di azioni-interventi (ripristino di itinerari storici, culturali e naturalistici; recupero dei manufatti e dei ricoveri dell’alpeggio ed il loro riutilizzo; studio e valorizzazione dei siti archeologici e dei monumenti esistenti) mira alla riscoperta di un valore della wilderness, capace di coniugare la riscoperta di vecchi stili di vita e di antiche culture della comunità con la più elevata capacità creativa di usare le nuove tecnologie per abitare i luoghi e per produrre sviluppo locale sostenibile.
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Valorizzazione del paesaggio nella piana di Villafranca
progetto di: Arch. Paolo Bestazzoni, Arch. Enrico Cibei
La scelta dell’area di studio nasce dall’esserne contemporaneamente abitanti e operatori; la Piana di Villafranca. Attraversata dal corso del Bagnone è da molti anni soggetta ad un’espansione edilizia alquanto pressante sul territorio. Ciò che in particolare manca a questo territorio e alla sua popolazione sono le relazioni con il fiume, elemento di connettività naturale, ma anche di connessione sociale e identità locale.
Ad esso si aggiungono le relazioni storiche che l’abitato di Villafranca ha sempre avuto, sia fisicamente che visivamente, con i borghi soprastanti, Virgoletta, Filetto, Malgrate, Mocrone e così via, che sono andate scomparendo insieme al sentimento di appartenenza e identità col territorio degli abitanti contemporanei.
Attraverso interventi di ricucitura ecologica e funzionale, tra l’area peri-urbana e il corso del fiume, valorizzato sia come corridoio ecologico che come luogo di fruizione e identità culturale, si affronta il problema della valorizzazione del paesaggio, non tanto come dotazione di elementi aggiuntivi, quanto come attribuzione di valore a quelle risorse che il paesaggio già possiede intrinsecamente, ma di cui si ha poca consapevolezza.
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Conclusioni
Ogni percorso formativo crea una risonanza, suggerisce stimoli e permette esperienze che vanno aldilà delle previsioni degli stessi organizzatori.
Questo è quello che è avvenuto nel corso dei mesi trascorsi in Lunigiana ascoltando le numerose lezioni dei docenti che si sono avvicendati per accrescere nei presenti l’attitudine all’osservazione, all’analisi e alla diagnosi del paesaggio, per stimolare le capacità critiche e favorire la creatività di ognuno, ma ancor più è risultato efficace il momento propositivo della sperimentazione pratica di pianificazione del territorio e di progettazione paesaggistica, avendo a disposizione maggiori strumenti e nuove capacità di utilizzarli.
Per questo motivo il successo del Corso di Formazione che si è appena concluso va oltre la presenza numerosa degli iscritti e il consenso ricevuto dalle Pubbliche Amministrazioni, ma si rispecchia nelle maggiori competenze acquisite dai tecnici che, in qualità di liberi professionisti o dipendenti degli Enti Locali, dovranno intervenire sul territorio, avendo maturato la consapevolezza della necessità di un approccio trans-disciplinare alle problematiche afferenti il paesaggio, di una visione sistemica che coinvolga tutte le istituzioni e della partecipazione diretta delle popolazioni locali nelle scelte di sviluppo del territorio.
L’augurio è quindi che tale percorso formativo possa essere il primo passo di un cammino di crescita culturale in grado di migliorare la qualità della vita degli abitanti, nel rispetto della storia e della cultura locali, ma con una tensione creativa capace di generare uno sviluppo sostenibile per il territorio, nel pieno rispetto della Convenzione Europea del Paesaggio.










