IDEE PER FIRENZE E BOLOGNA: INTERVISTA A PIER LUIGI CERVELLATI
di Stella Verin*
l’Architetto Pier Luigi Cervellati si è occupato e si occupa di temi inerenti la pianificazione urbana e ambientale con particolare riguardo al restauro della città storica, ha scritto innumerevoli saggi tre dei quali sono particolarmente affini alle tematiche contemporanee sulla città; il primo è “La città post industriale” scritto negli anni 80 a conclusione della sua esperienza amministrativa bolognese, l’altro “La città bella” scritto circa dieci anni dopo, l’ultimo “L’arte di curare la città”.
In questi testi sostiene che nel XXI secolo il centro storico delle città italiane contemporanee, di cui è profondo conoscitore avendone redatto per primo in Italia un Piano per il Recupero, sia orami definibile come “ectoplasma”. Ne persiste ancora una forma fisica, storica , ma oramai tutto ciò che da sempre caratterizzava la sua genesi, il suo senso di identità, i simboli ed il sistema delle relazioni, oggi è andato perduto.
Sostiene dunque che il vero compito degli urbanisti oggi sia quello di non perdere l’identità storica, ma mantenedo saldo questo principio, dare centralità urbana a quelle che oggi sono definite periferie o margini periurbani della città.
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In rapporto alla sua tesi di città contemporanea con diverse centralità, il sistema di mobilità metropolitana anche alla luce delle nuove infrastrutture ferroviarie in due città molto simili tra loro dal punto di vista delle grandi trasformazioni in corso, come Firenze e Bologna, diviene una questione decisiva per strutturare la nuova idea di città. Quindi considerando che le due città Firenze e Bologna si sono avviate in questo processo di sviluppo della nuova città metropolitana, e considerando l’ipotesi di città basata su diverse centralità, il trasoprto metropolitano di superficie potrebbe essere una questione chiave per rendere da un lato ecologica e salubre la vita dei cittadini, e dall’altro possa premettere di realizzare la centralità degli spazi apreti.
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Certo, questo è stato da sempre il mio modo di ragionare o per lo meno lo è da molto tempo, c’è bisogno di rigenerare la città storica; una visione metropolitana potrebbe innescare questo processo ottenendo la trasformazione della periferia in città. Riconferire alla città l’identità che ha sempre avuto nella storia significherebbe anche il passaggio da centro storico a città storica, noi oggi abbiamo trasformato la città storica in centro storico e storico è divenuto un aggettvio, come lo è anche centro commerciale, centro pieno di attività incompatibili con la sua funzionalità di città storica. La città deve tornare ad avere abitanti, l’espansione deve cessare, ci deve essere coordinazione tra i comuni limitrofi e con le zone esterne periferiche e deve andarsi a formare una città di tipo metropolitano, città che genera città, non città che genera periferia, non città storica trasformata in centro commerciale o centro amministrativo. La città come collante ha i cittadini, se i cittadini non ci sono la città stessa non c’è e gli abitanti perdono un bene comune di primaria importanza.
Ovviamente in quest’ottica il mezzo di locomozione primario diviene il sistema metropolitano su ferro, impedendo alle automobili di privatizzare un bene comune che appartiene a tutti i cittadini.
Ho però una obiezione da fare, cioè a mio parere Firenze è più all’avanguardia su queste tematiche rispetto a Bologna che ha avuto un sindaco che si è dovuto dimettere, non ha pedonalizzato moltre delle zone centrali, mentre il Sindaco di Firenze Matteo Renzi è riuscito nei primi 100 giorni della sua elezione ad avere una serie di proposte innovative, rigeneranti la città, come la creazione di nuove aree pedonali che favoriranno il trasporto metropolitano di superficie. Firenze sta procedendo con un sistema metropolitano su rotaia mentre Bologna non lo sta per ora attuando.
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Lei è conosciuto per essere un intellettuale che ha dato un contributo essenziale alla cultura della città di sinistra, ha fatto scalpore recentemente la sua minaccia di votare Lega Nord per questioni di dissenso nei confronti delle politiche sul trasoprto pubblico urbano.
Per questo motivo vorrei che ci spiegasse come mai la sua reazione di dissenso si è incentrata su una questione strategica che riguarda il sistema della mobilità.
Come ha già accennato, anche Firenze ha un problema analogo che riguarda il sistema mobilità urbana, più precisamente le linee II e III della tramvia, la cui realizzazione è stata provvisioriamete sospesa dalla amministrazione, e contemporaneamente a questo l’attuazione di un graduale processo di pedonalizzazione del centro storico.
A Firenze si allarga dunque l’area pedonale, ma si riduce l’ accessibilità pubblica al cuore della città.
Quale è la sua opinione riguardo a questa operazione di pedonalizzazione di svariate aree del centro storico che però diviene sempre più inaccessibile a i mezzi pubblici, tanto più che i progetti delle linee II e III della tramvia sono bloccati?
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Dunque, effettivamente credo che le due cose dovrebbero andare di pari passo, però se si aspettasse di poter fare la linea II e la linea III si continuerebbe ad usare l’auto. Per questo motivo a mio parere il Sinadaco Renzi ha fatto bene ad affermare che i cittadini di Firenze non siano delle sirene, ma degli uomini e delle donne con delle gambe e che quindi possano fare duecento o trecento metri a piedi.
L’ampiamento della pedonalizzazione è quindi un gesto forte ma che merita applausi come altre scelte forti attuate nelle politiche urbane fiorentine quali in primis quella di non aumetare più l’edificato.
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I cittadini dunque come lei ha scherzosamente riportato, non essendo delle sirene possono camminare o addirittura andare in bicicletta. La domanda successiva è dunque relativa alle piste ciclabili, che purtroppo a Firenze non costituiscono un sistema integrato con gli altri mezzi pubblici di trasporto.
Non ritiene che in una città come Firenze le piste ciclabili integrate potrebbero essere lo strumento per rilanciare l’idea di città in cui l’uso dell’automobile divenga fuori luogo?
Le piste ciclabili che oggi vengono considerate alla stregua dell’arredo urbano, se integrate con gli altri trasporti pubblici, non potrebbero notevolmente ridurre molte delle problematiche della mobilità urbana?
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Le piste ciclabili possono diventare strumento importante, ma non dobbiamo dimenticare che hanno una loro regolamentazione.
La pista ciclabile non è un segno sul suolo con un disegno di una bicicletta, la pista ciclabile è una struttura specifica, cioè una struttura che deve avere una sua funzionalità, parlo sopratutto di quelle al di fuori delle città storiche e al di fuori delle zone pedonali. Al di fuori della città storica la pista ciclabile non può essere un elemento di sovrapposizione ai mezzi pubblici di qualsiasi genere, deve avere una sua economia ed una sua struttura bene precisa, anche un suo disegno specifico di pista ciclabile, senza tentare delle simmiottature. E’ importante che i progettisti italiani imparino dai paesi esteri come l’Olanda o la Germania. In Italia spesso vediamo delle pseudo piste ciclabili perchè i progettisti non hanno le capacità di pensare, progettare e realizzare opportunamente, dovremmo quindi imparare dall’estero.
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L’ottica di questa intervista è di mettere l’accento sulla importanza della mobilità contemporanea, ma allo stesso tempo su come quasta possa influire sul bene comune.
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La città il paesaggio l’ambiente il territorio sono un bene comune, noi lo abbiamo ristretto perchè non lo consideriamo comune, ma un bene privato.
Il bene comune viene sempre di più privatizzato, l’ultimo decreto sulla privatizzazione delle spiagge è vergognoso, non è possibile che le spiagge non appartengano alla cittadinanza, non sono più spiagge, ma divengono degli stabilimenti balneari in una forma di privatizzazione che personalmente mi indigna, in quanto contro la costituzione, contro il bene comune e contro ciò che ci appartiene.
Questa è una soluzione che non porta guadagno e non aiuta a sviluppare un turismo qualificato, ma è una soluzione popolare perchè a loro volta nasceranno i parcheggi, si andrà in spaiggia in macchina, diverrà tutto un qualcosa di privato come ormai lo sono diventate le nostre città storiche e come sempre più sta divenendo il nostro territorio.
*Stella Verin Architetto e studentessa del Master in paesaggistica ” Pianificazione e Progettazione Paesaggistica” 2011, Università degli studi di Firenze.
