“Paesaggi del Mediterraneo”

Carte e Documenti di riferimento  Definizione di “zona costiera” Strategie per una nuova progettualità

 di Annalisa Calcagno Maniglio
 

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Ogni volta che  ci si accinge a trattare il tema del paesaggio si avverte la necessità di chiarire il significato che gli si intende attribuire attraverso alcune premesse e considerazioni di varia utilità. E’ fondamentale fare riferimento al significato attribuito al paesaggio dai più importanti documenti nazionali e internazionali, in particolare dalla Convenzione Europea del Paesaggio e  fare anche riferimento, condividendone o discutendone i contenuti, ad alcuni testi della cospicua letteratura  sviluppatasi dopo la presentazione dell’importante e nota Carta approvata a Firenze nel 2000 e recepita da numerose legislazioni nazionali. Divengono certamente opportune anche le “considerazioni” sui significati attribuiti al termine paesaggio nelle riflessioni e negli approfondimenti sviluppati da alcune scuole di pensiero e sulle metodologie di studio elaborate da differenti discipline e adottate in vari contesti.

Altre considerazioni  sono indispensabili di fronte alla specificità di approcci e di riconoscimento di valori  associati a determinati  paesaggi  legati ad ambiti geografici dai particolari caratteri e peculiarità, ad antiche culture ed a  processi storici: è il caso dei paesaggi mediterranei  che costituiscono  un’ecoregione (Turri), unica per il suo patrimonio naturale e culturale, per le sue specificità storiche e geografiche (clima, rilievi, zone temperate e tropicali)  e per le sue diversità biologiche.

Si è rilevato che nel trattare il tema del paesaggio è  opportuno  fare riferimento alla  Convenzione Europea di Paesaggio, legge operante anche in Italia, dal 2006, dove il paesaggio viene definito “una parte del territorio (…) il cui aspetto è  dovuto a fattori naturali ed umani e alle loro interrelazioni, e “una componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale” percepita dalle comunità come una risorsa, una parte integrante della loro storia, identità e cultura.

I principi e gli obiettivi, sui quali si fonda la Convenzione Europea del Paesaggio sono finalizzati a preservare, valorizzare o recuperare, sul piano ambientale e culturale, i caratteri del paesaggio e le più significative identità dei luoghi: si riferiscono alla totalità del paesaggio con l’obiettivo di adottare misure idonee alla tutela attiva, gestione e governo del paesaggio nella sua continuità, finalizzando le azioni di progettazione, pianificazione e gestione – che a vario titolo intervengono sul  territorio in modi spesso conflittuali – a risultati di qualità paesistica per contribuire alla qualità della vita ed al benessere sociale  della popolazione.

Anche  i recenti documenti UNESCO riguardanti la « conservazione dei paesaggi urbani storici »  devono essere tenuti in particolare considerazione per la rinnovata attenzione che pongono al contesto paesaggistico: il paesaggio storico viene, infatti, definito «  una stratificazione storica di valori culturali e naturali » che include  l’ambito geografico e paesaggistico  che ha generato il contesto urbano considerato e dove i valori « sono stati prodotti  da una successione di culture e da un’accumulazione  di tradizioni » che costituiscono una testimonianza essenziale  delle azioni e delle  aspirazioni dell’umanità attraverso i secoli in varie regioni del pianeta.  La Conférence générale de l’UNESCO del 2009  raccomanda di adottare  nuove azioni  in materia di conservazione dei paesaggi urbani storici in quanto sono particolarmente  numerosi quelli che “ont perdu leurs fonctions traditionnelles et subissent la pression du tourisme et d’autres agents de transformation. Les outils de planification et les outils juridiques mis en place ne sont pas toujours adaptés pour relever les nouveaux défis”; viene quindi  sottolineata l’urgenza di individuare ed adottare « de nouveaux principes, de nouvelles approches et de nouveaux outils afin de pouvoir faire face à ces défis inédits. »

Specifiche considerazioni sul significato che si intende attribuire al termine “paesaggio” divengono tanto più necessarie – come già osservato -  quando si voglika fare  riferimento al paesaggio entro uno specifico contesto geografico e storico: è questo il caso di questo studio in cui viene posto al centro dell’attenzione l’aggettivo “Mediterraneo” .

Numerose ed articolate osservazioni riguardanti in modo specifico il paesaggio mediterraneo, hanno avuto un ruolo centrale nella Carta del Paesaggio mediterraneo, presentata a Siviglia nel giugno del 1992 per iniziativa congiunta delle regioni di Andalusia, Languedoc-Roussillon, Veneto e Toscana,  nel quadro degli obiettivi del Consiglio d’Europa. E’ una Carta che ha avuto successivi approfondimenti come nella Terza Conferenza delle Regioni Mediterranee tenuta a Taormina nel 1993, Questa nuova attenzione rivolta in modo specifico al paesaggio  mediterraneo nasceva dalla considerazione che esso rappresenta “uno degli aspetti essenziali del quadro di vita delle popolazioni…che costituisce un valore sociale per tutti … che è divenuto attraverso la storia uno dei valori fondamentali della cultura dei popoli d’Europa e uno degli elementi dell’identità culturale europea….,che costituisce  una risorsa e un patrimonio comune a tutti gli individui e a tutte le società

. Il paesaggio mediterraneo definito nella Carta “il risultato della combinazione di aspetti naturali, culturali, storici, funzionali e visivisegnato profondamente dall’impronta dell’uomo… prodotto di una cultura e di una vita urbana e rurale raffinata “veniva posto all’attenzione  delle altre regioni mediterranee per i pericoli che lo alteravano, giorno dopo giorno, a causa dei cambiamenti avvenuti e di quelli in atto e proponeva azioni di protezione e valorizzazione per tutelarlo e valorizzarlo.

La Carta approfondiva, tra l’altro, il concetto di “mediterraneità”, e cioè le  particolari tematiche – geografiche ed ecologiche, storico-culturali, socio-economiche…..- iscritte nel paesaggio mediterraneo, cercando di definire i criteri identificativi della civiltà del mediterraneo, con l’obiettivo di  cogliere le vocazioni storiche e culturali della realtà mediterranea, di indagare, e comprendere i meccanismi complessi e le leggi che hanno regolato e regolano la natura dinamica della sua realtà paesistica, e di promuovere studi e ricerche attinenti le diverse fenomenologie e dinamiche che ne costituiscono le peculiarità.

Per trovare un approfondimento sul concetto di mediterraneità bisogna rileggere quanto scriveva con grande efficacia Fernand Braudel nel 1946 nel suo libro”La Méditerranée et le Monde méditerranéen à l’époque de Philippe II”. Lo storico francese scriveva del Mediterraneo “…non è un paesaggio,  bensì innumerevoli paesaggi. Non è un mare, bensì una serie di mari. Non è una civilizzazione, bensì varie civilizzazioni ammucchiate una sull’altra. Viaggiare nel Mediterraneo è incontrare  il mondo romano nel Libano, la preistoria in Sardegna,,  le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’islam turco in Iugoslavia. E’ immergersi nel profondo dei secoli  fino alle costruzioni megalitiche di Malta e fino alle piramidi d’Egitto. E’ scoprire cose antichissime ancora vive, affiancate ad altre ultramoderne. Sia nel suo paesaggio fisico, sia in quello umano, quel Mediterraneo crocevia, quel Mediterraneo eteroclito, si presenta alla nostra memoria come un’immagine coerente, come un sistema nel quale tutto si ricostruisce  in una unità originale…”

Braudel poneva quindi a cornice ed integrazione della prospettiva storica il vasto e definito  spazio geostorico mediterraneo ritenendolo la condizione necessaria per comprendere la dinamica che ha agito nei rapporti città-campagna, nei commerci, nello sviluppo economico e  demografico e  di conseguenza nella formazione dei paesaggi mediterranei. Quest’apertura della prospettiva storica richiede, necessariamente, una lettura interdisciplinare per comprendere come nei paesi dell’area mediterranea l’ambiente naturale  abbia svolto  un ruolo di grande protagonista in rapporto con l’uomo e la collettività.

 

Ognuno dei documenti citati,  pur con diversi obiettivi,  considera il paesaggio come una risorsa, un patrimonio naturalistico-ambientale e storico-culturale da analizzare con attenzione nei valori e identità espresse nelle diverse realtà locali e regionali, evitando usi indiscriminati delle risorse; fa riferimento al paesaggio come ad un bene della collettività da conservare, valorizzare e gestire  in modo corretto e duraturo, con azioni mirate, nei confronti dei suoi caratteri e valori,  per  ottenere uno sviluppo socio-economico sostenibile  basato su di un rapporto equilibrato tra qualità dell’ambiente, attività economiche e  bisogni della società.

 

Il paesaggio viene considerato una realtà diversificata e mutevole nel tempo, un processo in continua evoluzione, la risultante delle innumerevoli azioni compiute in tempi lontani e recenti dall’umanità per adattarlo alle sue esigenze. Il paesaggio è, però, contemporaneamente, anche l’esito dell’evoluzione spontanea della natura.

Il paesaggio è, nella sua continuità e totalità, il “campo” nel quale si è svolta e si svolge la vicenda umana con le sue capacità alteratrici; su cui sono stratificati i rapporti e i comportamenti intervenuti tra uomo e natura; lo spazio che ha accolto le esigenze insediative, produttive, infrastrutturali e le istanze sociali, culturali, politico-amministrative delle comunità insediate. E’ un’entità complessa e diversificata, ma al tempo stesso unitaria, dove sono impressi anche gli effetti diretti e indiretti provocati dalle interazioni tra organismo naturale e società. E’ un importante campo di indagine storica di una realtà che può essere letta nella sua genesi e nella sua logica evolutiva attraverso le azioni che si sono manifestate ciclicamente nella sua unità e dimensione storica. Il paesaggio è un ricco palinsesto  in cui l’eredità storica è presente nell’alternarsi di sovrapposizioni e integrazioni di strati differenti: giacimenti archeologici, monumenti, tessuti urbani ed agrari, strutture  edilizie del passato  ancora riconoscibili nel presente..

Il paesaggio è un organismo vivente, complesso, uno straordinario palinsesto  permeato da testimonianze culturali di un passato spesso assai remoto, da segni e tracce, stratificatisi nei secoli, di eventi naturali, di usi e azioni antropiche, intervenuti anche in tempi recenti.  Per continuare ad essere una risorsa, i paesaggi devono poter conservare, attraverso un’opportuna gestione, una corretta pianificazione e progettazione, i loro equilibri ecologici, le loro identità, i loro caratteri e valori, la varietà e diversità delle loro configurazioni geo-morfologiche, delle loro espressioni biologiche e delle loro manifestazioni culturali: devono poter continuare a trasmettere alle generazioni  future la memoria e la conoscenza del passato, ricorrendo ad una considerazione integrata delle cose e dei processi, in continua in evoluzione, sui quali è necessario intervenire, leggendo nel paesaggio tutte le informazioni disponibili, considerando i problemi sotto il profilo interdisciplinare  e trasferendo le conoscenze individuate e valutate in azioni progettuali.

Tra gli obiettivi di conservazione e di gestione dei paesaggi mediterranei la Carta del Paesaggio mediterraneo rivolge una  particolare attenzione alla salvaguardia dei valori storici e rappresentativi delle civiltà passate, alla creazione di nuovi paesaggi di qualità e all’inserimento corretto delle infrastrutture turistiche e dei trasporti nei territori costieri. Riconoscendo nel turismo un “fenomeno” di particolare importanza nello sviluppo socio-economico di numerosi territori, osserva che può essere, “ causa del degrado ambientale e della perdita di identità locali” : di conseguenza, lo sviluppo “deve essere basato sul criterio della sostenibilità”, deve essere “ecologicamente sostenibile nel lungo periodo, economicamente conveniente, eticamente e socialmente equo nei riguardi delle comunità locali”. Sottolinea la necessità di attuare sempre, in favore del paesaggio, studi di impatto, programmi e procedure d’assetto e gestione dell’ambiente e del territorio, dando particolare rilievo  alla dimensione paesaggistica e raccomandando che tutte le azioni siano essere fondate su di “un’analisi delle ricadute nei confronti del paesaggio determinate dagli interventi, dai manufatti e dalle forme di protezione progettate” .

Nel perseguire l’obiettivo di individuare corrette strategie per una nuova progettualità nel paesaggio mediterraneo” ci possiamo riferire,  tra i molteplici problemi esistenti, a quelli connessi al tema emergente del turismo che nei paesaggi costieri che riguarda le zone di transizione tra la terra ed il mare, e quindi  a porzioni di territorio di differente ampiezza  e  profondità in funzione dei caratteri morfologici e ambientali della costa; a situazioni che possono variare da poche centinaia di metri ad alcuni chilometri  in base alla presenza di coste alte e rocciose alternate a coste basse e sabbiose, alla loro articolazione, ed in particolare ai modi  in cui la fascia costiera è stata fruita dalla popolazione, nel corso della storia.

Nello studio di G..Benoit e A.Comeau, del 2005 su “Méditerranée: les perspective du Plan Bleu sur l’environnement et le développement” viene definita “zona costiera”, “l’insieme delle aree e dei territori che sono influenzati fisicamente, economicamente e socialmente da una forte interazione tra terra e mare: gli ecosistemi, le società e le economie mediterranee che sono soggette in modo predominante al mare possono essere   definite anch’esse  come costiere.”.

Se è mancato in passato un approfondimento sul concetto di “mediterraneità”, legato alla storia e alla geografia di questo mare chiuso fra terre, è quanto mai opportuno ed urgente sviluppare oggi una riflessione sui paesaggi costieri mediterranei – secondo la visione di “zona costiera” definita dal Plan Bleu quanto mai opportuna per il nostro Paese:

I paesaggi costieri mediterranei, nella varietà di situazioni espositive, conformazioni geomorfologiche e situazioni biologiche, differenti modalità di incontro tra terra e mare, (acclività, esposizione, copertura vegetale, clima e utilizzazione antropica), nella molteplicità dei segni storici e culturali di varia natura, impressi  in più o meno vaste porzioni di territori costieri da civiltà passate e presenti, di forme e modalità diverse di interventi urbani, turistici, industriali, agricoli esprimono tutta l’importanza delle risorse e dei valori che racchiudono, ma testimoniano, al tempo stesso, la diversità  delle ragioni e degli interessi che li hanno generati, o denunciano i delicati problemi di compatibilità ai differenti usi  di cui sono stati vittime e protagonisti; esprimono la  resistenza o fragilità ecologica a mutamenti e la persistenza delle qualità visive, di fronte alle progressive trasformazioni, a volte solo apparentemente in equilibrio con l’ambiente.

I territori che affacciano sul Mediterraneo, hanno in comune, nel mare, un risorsa  che ha generato e genera gran parte delle loro attività, ricchezze, civiltà, commerci; di questa “risorsa comune”, si occupano  dal alcuni decenni convenzioni  e politiche ambientali internazionali e nazionali, accordi regionali, con l’obiettivo di gestire correttamente, pianificare in modo integrato questo patrimonio collettivo che si è considerevolmente deteriorato dopo la seconda guerra mondiale; si tratta di azioni congiunte che operano per approfondire la complessità e l’interdipendenza delle problematiche legate all’urbanizzazione costiera, per individuare preventivamente come lo sfruttamento di singole risorse costiere o di parti dell’ecosistema possano generare conseguenze su altri sistemi e altre aree costiere; per individuare strategie comuni di pianificazione e di gestione integrata dell’area costiera.

Nei paesaggi mediterranei, sono visibili con particolare evidenza le numerose manifestazioni legate alla forte pressione esercitata dal turismo sulla fascia costiera che ha provocato un uso abnorme e  distruttivo dei valori ambientali e paesaggistici, l’impoverimento del patrimonio vegetale e delle ricchezze biologiche da parte di infrastrutture terrestri e portuali a servizio e promozione del turismo (con alberghi, villette, condomini per vacanze, stabilimenti balneari, luoghi di ritrovo e di ristorazione…), la cancellazione di secolari valori culturali legati alla vita e alle abitudini delle comunità locali, la progressiva estraniazione delle popolazioni locali dal loro territorio, la perdita dello straordinario equilibrio tra edificato e natura nel modo  di edificare, utilizzare tipologie edilizie, materiali e tecniche costruttive estranei alle tradizioni e alle produzioni locali.

 

Il  concetto di “sviluppo sostenibile”, più volte richiamato nel testo, è stato introdotto e discusso  per la prima volta a Rio de Janeiro nel giugno 1992 in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo per l’ambiente: si riferiva a modi di integrazione tra le esigenze della società  e quelle dell’ambiente ed in particolare, ad uno sviluppo capace di rispondere alle necessità attuali senza compromettere quelle delle generazioni future  ad un processo che tenesse  in considerazione molteplici azioni umane di sfruttamento delle risorse  con l’obiettivo di un miglioramento della qualità della vita   rispettoso  della capacità di carico degli ecosistemi,

Gli effetti del turismo  sul paesaggio sono stati analizzati solo più avanti, nella Conferenza di Rio del 1998 dove è stato sviluppato un programma d’azione per un “turismo durevole”, e cioè per un processo di sviluppo che  garantisse la sostenibilità ecologica, economica, sociale e culturale dei luoghi prescelti per il turismo senza alterare, esaurire o distruggere quelle risorse che hanno determinato la scelta dei luoghi  in cui intervenire per le loro qualità-  come nel caso del turismo costiero. E’ stato affrontato, il problema di sviluppo compatibile con la cultura, l’identità dei luoghi e i valori riconosciuti. con il mantenimento dei processi ecologici essenziali, della diversità ecologica e delle risorse, di uno sviluppo  economico capace di gestire le risorse in modo da assicurarne la  conservazione per le generazioni future.

Dai programmi d’azione per un “turismo durevole”,  trattati nell’importante Convegno Internazionale di Rio e dalle osservazioni svolte sul degrado del patrimonio ambientale  e culturale  e sulla perdita dell’identità locale del paesaggio costiero provocato dal turismo è opportuno trarre alcune considerazioni e ritornare sulle nostre “definizioni “ iniziali: il paesaggio non può essere considerato come un “oggetto” da sottoporre a processi di sviluppo, ma in quanto risorsa, bene della collettività, patrimonio naturalistico-ambientale e storico-culturale deve essere considerato un “soggetto” da tutelare e valorizzare in modo duraturo, con azioni mirate, nei suoi elementi e caratteri di base per uno sviluppo sostenibile, nei valori che esprime nelle diverse realtà locali e regionali evitando un suo uso indiscriminato, individuando opportune metodologie di studio interdisciplinari e integrate e idonee strategie operative per promuovere un turismo sostenibile e  una conservazione attiva considerando dei paesaggi costieri mediterranei.

A titolo esemplificativo possono essere indicate  alcune fasi di studio che tengono in considerazioni le Azioni in favore del paesaggio indicate nella Carta del Paesaggio mediterraneo che chiedono “di sviluppare la conoscenza scientifica del paesaggio nelle diverse discipline … favorendo le ricerche pluridisciplinari, in particolare nei  fondamenti ecologici del paesaggio”:

A titolo esemplificativo possono essere indicate  alcune fasi di studio che tengono in considerazioni le Azioni in favore del paesaggio indicate nella Carta del Paesaggio mediterraneo che chiedono “di sviluppare la conoscenza scientifica del paesaggio nelle diverse discipline (…) favorendo le ricerche pluridisciplinari, in particolare nei  fondamenti ecologici del paesaggio”:

una prima fase dovrebbe, quindi, avere  un carattere prevalentemente conoscitivo e analitico e con il concorso di molte discipline in stretta relazione tra loro, per individuare, nelle loro diversità e peculiarità,  valori, qualità e identità dei paesaggi costieri ̀ “segnati profondamente dall’impronta dell’uomo (…) e da valor storici e naturali  (…) rappresentativi delle civiltà mediterranee”.

Definire il sistema di relazioni che ne determinano  gli specifici valori di integrità, peculiarità, e i pregi naturalistici, estetici, visivo-percettivi, storico-culturali. Analizzare le dinamiche evolutive prodotte dal turismo nel paesaggio costiero considerato, i processi in atto, e le pressioni di trasformazione fisica previste che possono modificare valori naturalistici, qualità e identità paesaggistiche connessi alla creazione di infrastrutture, attrezzature  balneari, nautica da diporto per il turismo costiero.

E’ opportuno riservare una apposita fase di lavoro per attrezzarsi metodologicamente per trarre dagli elementi che connotano il territorio costiero  i punti di forza del progetto; per soddisfare, in accordo, con amministratori, operatori turistici  e comunità locali,  la domanda turistica  evitando di danneggiare le risorse naturali e i siti storico-culturali, che rappresentano un’importante attrattiva per i turisti, e  senza pregiudicare gli interessi economici e sociali della popolazione residente

Acquisita la sufficiente consapevolezza culturale del luogo è necessario, avviare, con competenza, un’azione progettuale  nei confronti di quelle  qualità che chiamiamo “paesaggio”. e riferendosi all’elaborazione dei dati raccolti svolgere un ruolo interpretativo e propositivo per   definire alcuni possibili scenari per il futuro del paesaggio costiero, individuandone valutazioni e diagnosi in rapporto ai caratteri riconosciuti ed elaborando alcuni indirizzi, strategie e linee guida per il governo delle trasformazioni. Nel  rispondere alla domanda di trasformazione  dell’habitat occorre riferirsi  più che al rapporto fra aree e oggetti, a relazioni fra sistemi di elementi anche fra loro eterogenei per indirizzare, positivamente gli interventi progettuali, conservativi, valorizzativi in modo da prevenire possibili danni ambientali e fattori di degrado alla risorsa paesaggio.

 

 

 

Posted in NetWorkinProgress by / ottobre 18th, 2011 / No Comments »

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