Pianificazione della città e sviluppo sostenibile

di Annalisa Biondi

Un efficace governo del territorio richiede la capacità di comprendere e gestire la dimensione globale che gli impatti antropici producono sull’ambiente, e che diventa sempre più articolata e complessa giorno dopo giorno. Gli enti locali, diventati più autonomi nelle decisioni di programmazione territoriale, hanno sempre più necessità di strumenti di valutazione ambientale che consentano di stimare gli effetti prodotti da scelte e indirizzi strategici di pianificazione territoriale e settoriale di competenza. L’introduzione concreta del paradigma dello sviluppo sostenibile, così come definito dal Rapporto Brundtland, nella pianificazione territoriale ha ancora da venire, perché spesso questo concetto viene usato come un paravento ideologico davanti a cui vengono elencati buoni propositi ma privi di qualsiasi fondamento teorico-metodologico. Infatti, anche se la tematica ambientale assume ogni giorno maggiore rilevanza, non sempre incontra in modo efficace le pratiche di pianificazione e governo del territorio messe in atto dalle amministrazioni locali. Spesso ci si limita a ragionare sui singoli problemi ambientali derivati dal vivere comune e si evita di valutare il “percorso” che porta a tali problematiche, non tenendo assolutamente conto che il territorio è costituito da un insieme di relazioni, articolate e complesse, che richiedono, per essere governate, molto più della semplice sommatoria delle diverse pianificazioni locali.

Partendo dalla constatazione dell’inadeguatezza degli strumenti di pianificazione attuali a garantire nel tempo la sostenibilità dello sviluppo, ci si chiede quali possano essere i vari metodi di integrazione degli obiettivi ambientali nella pianificazione territoriale, ovvero su come la pianificazione possa tutelare e regolare, insieme alla destinazione dei suoli, anche le risorse ambientali, considerando la capacità di carico di un territorio o di un ecosistema.

La sostenibilità non può limitarsi ad essere un concetto teorico con generiche dichiarazioni di principio; per potersi concretamente attuare, necessita di un approfondimento di tipo metodologico e applicativo, e richiede anche un periodo di sperimentazione e valutazione, ma soprattutto, cosa che per ora non accade, deve essere l’idea fondante di ogni piano.

Rifondare la pianificazione terrirtoriale nei termini della sostenibilità dello sviluppo, significa in primo luogo poter mettere in atto metodi di diagnosi dello stato del sistema e strumenti di analisi della carryng capacity di questo, che permettano di delineare nuovi scenari in risposta a nuove priorità emergenti. Occorre cioè lavorare nella prospettiva di una pianificazione integrata che sappia leggere, progettare e gestire le dinamiche dell’ecosistema urbano articolato in molteplici variabili, sia ecologiche e naturali che economiche, storiche e sociali.

vecchi Piani “funzionali” incentrati sul dimensionamento delle infrastrutture e delle reti tecnologiche, sull’articolazione gerarchica dei livelli e sulla suddivisione del territorio in unità a diverse scale, si basavano sulla centralità e sulla logica dell’espansione, cioè sulla disponibilità illimitata del territorio e delle sue risorse. Un approccio sostenibile, basato invece sulla limitatezza delle risorse, necessita di metodologie di analisi e valutazione in grado di rappresentare tali risorse e di mettere in evidenza le problematiche derivanti dal loro consumo. In quest’ottica è evidente che la città gioca un ruolo decisivo nel definire gran parte delle potenzialità di una possibile trasformazione in senso ecologico del territorio. La quantità di risorse naturali che vengono assorbite dalle attività urbane è di gran lunga superiore a quella che una città è in grado di produrre. Quindi, avendo presente la limitata disponibilità delle risorse e la limitata capacità ricettiva della città, il Piano ha la necessità trasformarsi da strumento di razionalizzazione e mero controllo dell’espansione a strumento di determinazione dell’uso di tutte le risorse presenti in un dato territorio. Questo perché accade sempre più frequentemente di trovarsi di fronte ad una totale incoerenza tra le varie previsioni di un piano, poiché in questi casi la pianificazione urbanistica e territoriale non ha internalizzato il criterio di sostenibilità dello sviluppo, ma ha adottato metodi di valutazione generici e quantitativi inerenti solo ai carichi urbanistici e trascurato completamente la capacità di carico del territorio secondo il metro degli indicatori di sostenibilità.

La direttiva europea sulla Valutazione Ambientale Strategica (2001/42/CE), ma anche le recenti normative nazionali e regionali, evidenziano la necessità sia di una stretta integrazione tra valutazione e pianificazione, sia di estendere la valutazione a tutto il processo decisionale, comprese le fasi preliminari di definizione delle strategie, e quelle di attuazione e di monitoraggio successive all’approvazione del piano. Poiché il governo del territorio consiste in un insieme di attività interdisciplinari, che estendono il proprio campo di azione anche all’attuazione e al controllo di quanto programmato, in questo gli strumenti di valutazione possono essere fondamentali nello sviluppo di processi di pianificazione, quindi l’introduzione e il recepimento della VAS costituisce senz’altro un’occasione per sensibilizzare e coinvolgere gli enti locali verso un governo sostenibile del territorio.

In sintesi, il significato delle potenzialità che vengono attribuite alla VAS non si capisce se prima non si definisce l’oggetto di questa, ossia il Piano (le poilitiche o i programmi) e quali debbano essere i requisiti che questo deve avere al fine che la VAS risulti efficace. Per poter far questo c’è la necessità che un piano definisca con chiarezza quali sono gli obiettivi di trasformazione sostenibile che si propone. Quindi una valutazione strategica può essere efficace solo se ha come oggetto uno strumento di programmazione (sia esso un piano, programma, politiche) nel quale siano coerenti tra loro gli obiettivi, i vincoli, le opportunità e il ventaglio degli scenari di sviluppo. Tale coerenza risulta essenziale, ma ad oggi è assente nella pianificazione territoriale, perché spesso si tende a non esplicitare precisi obiettivi, preferendo un atteggiamento più “conciliante” nel quale scenari di sviluppo alternativi tendono a confondersi verso “grandiosi interventi omnicomprensivi”. Quindi la vera scommessa del recepimento della direttiva europea si gioca sulla effettiva capacità della cultura di governo di sposare il paradigma dello sviluppo sostenibile. La VAS rappresenta uno strumento indispensabile per il confronto e la valutazione delle strategie della pianificazione, ma affinchè questa liason si traduca in effettiva sostenibilità dello sviluppo, occorre che il piano accetti di parlare la stessa lingua: quella delle scelte coerenti, integrate, sostenibili.

Posted in Archivio by / gennaio 31st, 2008 / No Comments »

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