CAMPOLMI INDUSTRIE CHIMICHE
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INDIRIZZO: via delle Muricce 3/5, Quartiere 4
USO ORIGINARIO: Fabbrica di concimi chimici
DATAZIONE : dal 1875 al 1933
DATA DI DISMISSIONE: 1984
SUPERFICIE: 18.200 mq
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La fabbrica è localizzata nella periferia sud- occidentale della città, in un’area triangolare compresa tra due importanti direttrici di traffico: da una parte viale Etruria, il tratto iniziale della superstrada Firenze-Pisa-Livorno, e dell’altra via Canova che costituisce l’asse centrale del quartiere delle Torri a Cintoia.
Il primo nucleo del complesso risale al 1875, uno stabilimento per la lavorazione delle ossa, situato in via Muricce. Questo, nel 1902, viene venduto a Galileo Campolmi il quale, tra il 1927 e il 1933, amplia il complesso, aggiungendo, al primo stabilimento, sia edifici da destinare ad abitazioni e uffici, che padiglioni per la produzione e conservazione di acido solforico e concimi chimici. Il corpo più grande, tra i nuovi padiglioni, è progettato dall’architetto Domocoi, il quale studia un sistema di tamponamento in muratura, a grigliati: tale scelta viene fatta per favorire il continuo ricambio d’aria all’interno del padiglione ed agevolare il raffreddamento degli impianti.
La fabbrica continua la sua produzione fino al 1969, anno in cui viene fatta chiudere poiché, tale attività, non è più considerata compatibile con la nuova funzione residenziale che l’intorno va assumendo. Negli anni ’60, infatti, l’espansione verso ovest della città, sta lentamente inglobando ad essa il complesso industriale Campolmi e, questo, porta i proprietari a confrontarsi con problemi d’inquinamento causati dai vapori dovuti alla lavorazione dell’acido solforico e dai rifiuti, d’origine organica, usati come base per la produzione dei concimi. Grazie al modo in cui la fabbrica produce i concimi, nel 1966, anno dell’alluvione a Firenze, questa dà un notevole contributo alla città, distruggendo e trasformando in concime, quintali d’animali morti e di prodotti deteriorati in seguito allo straripamento delle acque.
Nel 1969, cessato il ciclo produttivo, una parte del complesso viene utilizzato come deposito da una ditta specializzata in imballaggi e nella spedizione di oggetti d’artigianato, fino al 1984, anno in cui un incendio distrugge tutta la carpenteria lignea, e precisamente, tetti e solai.
Oggi la fabbrica risulta completamente abbandonata e costituisce un’importante testimonianza di “archeologia industriale”, sia per l’imponente edificio in mattoni visibile da lontano che per le aggiunte successive alla data d’impianto.
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