EX TELECOM
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INDIRIZZO: via Masaccio, Quartiere 2
USO ORIGINARIO: Sede Telecom
DATAZIONE: anni ‘60
DATA DI DISMISSIONE: anni ‘90
SUPERFICIE: 18.000 mq
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L’edificio viene realizzato negli anni ‘60 su un lotto, situato tra via Masaccio e via Fattori, originariamente di proprietà della famiglia Burgisser e acquistato, nel 1959, dalla TETI (Società telefonica Tirrenia). Sono gli anni in cui a Firenze, in seguito ad una grande spinta economica, viene incrementata l’attività edilizia nelle aree periferiche della città. È così che, in via Masaccio, insieme a villette e palazzine in stile ottocentesco, prende forma l’edificio della TETI. Si tratta di una struttura costituita da due immobili messi in comunicazione fra loro. L’immagine Archittettonica dell’oggetto in questione si deve all’Architetto Giovanni Michelucci il quale progetta i prospetti e un grande spazio di rappresentanza all’interno dell’edificio, quale la sala degli uffici al pubblico. Mentre, lo schema distributivo e il progetto esecutivo, si deve all’ufficio tecnico della società TETI.
Michelucci, per i prospetti, prevede due tipi di tamponamenti della struttura portante in calcestruzzo armato e precisamente, per il fronte strada su via Masaccio, utilizza una griglia di infissi in alluminio anodizzato, mentre per gli altri prospetti sceglie di utilizzare mattoni a faccia vista. Sia nel prospetto su via Masaccio che in quello su via Fattori, prevede sporgenze e tagli, in modo da mettere in evidenza le varie parti costitutive dei fronti strada. Il prospetto su via Fattori, in particolare, è caratterizzato a primo piano, da un corpo di fabbrica aggettante e ai piani superiori da una parete esterna inclinata. I prospetti secondari sono invece costituiti da pareti in mattoni faccia vista e da ampie aperture in alluminio anodizzato.
L’edificio viene utilizzato dalla TETI fino alla sua ristrutturazione aziendale avvenuta negli anni ’90, e precisamente fino a quando i servizi pubblici gestiti con un front-office non vengono gradualmente sostituiti dai call-center, concentrati in poche sedi per tutto il territorio nazionale. L’edificio perde così la sua funzione principale, e viene per questo venduto.
I nuovi proprietari, ritenendo decaduti i vincoli del Piano Regolatore in relazione alla destinazione d’uso dell’edificio (pubblico interesse), al momento della sua dismissione, presentano al Comune una DIA per la trasformazione dell’immobile in uffici ma, questa, viene ritenuta non valida e per questo vengono bloccati i lavori intrapresi dai nuovi proprietari, in quanto, il Comune, decide di far rientrare le aree appartenenti al centro storico del PRG e già destinate a funzioni pubbliche o di pubblico interesse, nelle zone soggette a Piano di Recupero.
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FONTI
Tesi di Laurea: “Mutazione dell’ex fabbrica Campolmi in nuovo accesso a Firenze” Mazza Luciano 1999 Facoltà di Architettura


